Fac simile dichiarazione rispetto contratto collettivo applicato​

La dichiarazione relativa al contratto collettivo applicato è un’indicazione con cui il datore di lavoro specifica quale CCNL disciplina il rapporto di lavoro. Serve a rendere trasparenti le condizioni applicate e a individuare diritti e obblighi del lavoratore, come retribuzione, qualifica, orario, ferie, permessi e preavviso.

Come scrivere dichiarazione rispetto contratto collettivo applicato​

In una dichiarazione relativa al contratto collettivo applicato è necessario indicare in modo preciso quale disciplina collettiva regola il rapporto di lavoro o l’attività dell’impresa, evitando formule generiche come “si applica il contratto del settore” oppure “si applica il CCNL vigente”. La dichiarazione deve consentire di identificare senza ambiguità il contratto utilizzato e di verificare che il trattamento riconosciuto ai lavoratori sia coerente con la normativa applicabile.

Anzitutto occorre riportare la denominazione completa del contratto collettivo nazionale di lavoro, utilizzando la denominazione ufficiale risultante dal testo contrattuale. È opportuno indicare il settore di riferimento, ad esempio commercio, metalmeccanica industria, edilizia industria, cooperative sociali, servizi fiduciari, trasporto e logistica, agricoltura o altro comparto, precisando, quando necessario, la distinzione tra industria, artigianato, cooperazione, piccola impresa o altre articolazioni contrattuali. Nel caso in cui esistano più contratti riferibili allo stesso settore, non è sufficiente indicare genericamente il nome del comparto: bisogna specificare esattamente quale contratto è stato sottoscritto e applicato.

Devono essere indicati anche i soggetti che hanno sottoscritto il contratto collettivo, cioè le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni datoriali firmatarie. Questa informazione è importante perché permette di distinguere il contratto collettivo applicato da eventuali accordi sottoscritti da soggetti privi di una rappresentatività comparativamente più significativa. La dichiarazione dovrebbe quindi riportare, quando disponibili, le sigle sindacali e datoriali firmatarie nella loro denominazione completa, senza limitarsi all’uso di sigle non spiegate.

È inoltre opportuno inserire il codice alfanumerico attribuito dal CNEL al contratto collettivo. Il codice CNEL consente di identificare il contratto in modo univoco ed è particolarmente utile nelle comunicazioni amministrative, nelle denunce contributive, nelle procedure di gara e nei controlli da parte degli enti pubblici. Se il contratto è censito nell’archivio nazionale dei contratti collettivi del CNEL, il codice dovrebbe essere indicato espressamente. L’assenza del codice non rende automaticamente invalida ogni dichiarazione, ma può renderla incompleta o poco verificabile.

La dichiarazione dovrebbe inoltre specificare il periodo di validità del contratto, indicando la data di decorrenza e la data di scadenza economica e normativa, se diverse. Quando il contratto è scaduto ma continua a essere applicato in attesa del rinnovo, è consigliabile precisare tale circostanza e indicare se sono previsti meccanismi di ultrattività, rinnovo tacito o continuazione degli effetti contrattuali. Se è intervenuto un rinnovo, bisogna indicare l’accordo di rinnovo applicabile e la data dalla quale vengono applicate le nuove disposizioni.

Non è sufficiente indicare il contratto nazionale se il rapporto è regolato anche da un contratto territoriale o aziendale. In tal caso la dichiarazione dovrebbe precisare l’eventuale applicazione del contratto integrativo provinciale, regionale, territoriale o aziendale, specificandone la denominazione, la data, le parti firmatarie e l’ambito di applicazione. Questo è particolarmente importante nei settori in cui il trattamento economico e normativo è determinato dalla combinazione tra contratto nazionale e contrattazione di secondo livello.

Quando la dichiarazione riguarda uno specifico lavoratore, occorre indicare, oltre al CCNL applicato, anche il livello o la categoria di inquadramento, la qualifica professionale e, se previsto dal contratto, il profilo o la declaratoria corrispondente alle mansioni svolte. È necessario verificare che l’inquadramento dichiarato sia coerente con le attività effettivamente assegnate al lavoratore. L’indicazione di un livello contrattuale inferiore rispetto alle mansioni svolte può determinare una violazione delle disposizioni collettive e il diritto del lavoratore alle differenze retributive e contributive.

Dovrebbe essere riportato anche l’orario di lavoro, specificando se il rapporto è a tempo pieno o a tempo parziale e indicando il numero di ore settimanali o mensili. Nel caso di part-time, è opportuno precisare la distribuzione dell’orario, le eventuali clausole elastiche e la disciplina applicata dal contratto collettivo. Se il rapporto è organizzato secondo turni, lavoro notturno, lavoro festivo o particolari regimi di reperibilità, la dichiarazione può specificare che tali istituti sono disciplinati dal CCNL e dagli eventuali accordi aziendali o territoriali applicati.

Un elemento centrale è il trattamento economico. La dichiarazione dovrebbe chiarire che al lavoratore viene riconosciuta una retribuzione non inferiore ai minimi previsti dal contratto collettivo applicato, indicando, se richiesto, il minimo tabellare o il trattamento economico fondamentale relativo al livello di inquadramento. Possono essere menzionati gli elementi che compongono la retribuzione, come paga base, contingenza, elemento distinto della retribuzione, elemento perequativo, indennità di funzione, superminimo, scatti di anzianità, tredicesima, eventuale quattordicesima, premi e altre indennità.

È importante distinguere tra retribuzione lorda, retribuzione netta e costo complessivo del lavoro. La dichiarazione dovrebbe normalmente riferirsi alla retribuzione lorda e agli istituti contrattuali, poiché il netto dipende dalla situazione fiscale e contributiva del singolo lavoratore. Se la dichiarazione serve a dimostrare la regolarità dell’offerta economica in una procedura di appalto, è necessario considerare anche gli oneri contributivi, assicurativi e previdenziali e, quando previsto, i costi della manodopera e della sicurezza.

Devono essere considerati anche gli istituti normativi previsti dal contratto collettivo, come ferie, permessi retribuiti, festività, malattia, maternità e paternità, congedi, periodo di prova, preavviso, trattamento di fine rapporto, formazione, previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa e procedure disciplinari. Non è sempre necessario trascrivere integralmente tali disposizioni, ma la dichiarazione dovrebbe affermare che il rapporto è regolato dal CCNL indicato e che vengono riconosciuti i trattamenti economici e normativi previsti per il relativo livello e profilo professionale.

Se la dichiarazione viene presentata in una gara pubblica o nell’ambito di un contratto di appalto, occorre prestare particolare attenzione all’articolo 11 del d.lgs. 36/2023. In tale situazione l’operatore economico deve indicare il contratto collettivo nazionale applicato ai lavoratori impiegati nell’appalto o, se applica un contratto diverso da quello individuato dalla stazione appaltante, deve spiegare le ragioni della scelta e dimostrare che il contratto garantisce tutele economiche e normative equivalenti. La dichiarazione dovrebbe quindi contenere il riferimento al CCNL indicato negli atti di gara, l’eventuale diverso contratto applicato dall’impresa, le motivazioni della scelta e gli elementi attraverso i quali viene dimostrata l’equivalenza delle tutele.

L’equivalenza non dovrebbe essere affermata in modo astratto. È consigliabile confrontare gli istituti principali dei due contratti, tra cui retribuzione complessiva, orario di lavoro, ferie, permessi, malattia, maternità e paternità, lavoro supplementare e straordinario, maggiorazioni per lavoro notturno e festivo, tredicesima e quattordicesima, preavviso, periodo di prova, trattamento di fine rapporto, classificazione del personale, formazione, previdenza complementare e assistenza sanitaria. L’equivalenza non significa necessariamente che ogni singola clausola sia identica, ma che il trattamento complessivo garantito ai lavoratori non sia peggiorativo rispetto a quello previsto dal contratto individuato nella gara o dalla disciplina di riferimento.

Se l’impresa non applica alcun contratto collettivo, la dichiarazione deve dirlo chiaramente e indicare la disciplina alternativa utilizzata per determinare il trattamento dei lavoratori. Tuttavia, l’assenza di un CCNL non consente di riconoscere una retribuzione inferiore a quella sufficiente e proporzionata prevista dall’articolo 36 della Costituzione, né consente di eludere le norme inderogabili in materia di orario, riposi, ferie, sicurezza, contribuzione e tutela del lavoratore. In questa situazione è particolarmente importante descrivere il criterio utilizzato per determinare la retribuzione e dimostrare il rispetto dei livelli minimi imposti dalla legge e, quando applicabile, della disciplina collettiva di settore.

La dichiarazione deve contenere i dati dell’impresa o del datore di lavoro, come denominazione o nome e cognome, codice fiscale e partita IVA, sede legale, eventuale sede operativa interessata e nominativo del legale rappresentante o del soggetto autorizzato a sottoscriverla. Se riguarda uno specifico rapporto di lavoro, è opportuno indicare anche i dati del lavoratore, la data di assunzione, la tipologia contrattuale e la sede di lavoro, limitandosi ai dati effettivamente necessari e rispettando la normativa sulla protezione dei dati personali.

È opportuno inserire una dichiarazione di responsabilità nella quale il sottoscrittore attesti che le informazioni fornite sono vere, complete e aggiornate, che il contratto indicato è effettivamente applicato al rapporto o ai lavoratori interessati e che vengono rispettati i trattamenti economici e normativi previsti. Se la dichiarazione è resa a una pubblica amministrazione, può essere formulata ai sensi degli articoli 46 e 47 del d.P.R. 445/2000, con l’avvertenza sulle conseguenze penali previste dall’articolo 76 del medesimo decreto in caso di dichiarazioni false o mendaci. In tal caso devono essere indicati luogo, data, firma del dichiarante e, quando richiesto, allegata una copia del documento di identità oppure utilizzata una modalità di firma digitale o altra modalità ammessa dalla procedura.

Una formulazione completa potrebbe affermare che l’impresa applica ai lavoratori impiegati nell’attività il CCNL denominato in modo integrale, sottoscritto dalle specifiche organizzazioni sindacali e datoriali, identificato dal relativo codice CNEL, vigente nel periodo indicato, integrato dall’eventuale contratto territoriale o aziendale menzionato, garantendo ai dipendenti il livello di inquadramento, il trattamento economico complessivo e le tutele normative previste dal contratto. Se viene utilizzato un contratto diverso da quello richiesto o indicato dalla controparte, la dichiarazione deve aggiungere la motivazione e la descrizione degli elementi che dimostrano l’equivalenza delle tutele.

La dichiarazione non dovrebbe quindi limitarsi al solo nome del CCNL. Deve collegare il contratto al settore e all’attività svolta, indicare le parti firmatarie, il codice identificativo, la sua validità, il livello di inquadramento o il personale coinvolto, gli eventuali accordi integrativi, il trattamento economico e normativo garantito, nonché i dati e la responsabilità del soggetto che sottoscrive. Il contenuto esatto può comunque cambiare a seconda che la dichiarazione serva per un’assunzione, una comunicazione al lavoratore, una gara d’appalto, una richiesta amministrativa, un DURC, un finanziamento o un controllo ispettivo.

Esempio dichiarazione rispetto contratto collettivo applicato​

DICHIARAZIONE RELATIVA AL CONTRATTO COLLETTIVO APPLICATO

Il/La sottoscritto/a ____, nato/a a ____ il ____, codice fiscale ____, in qualità di ____ della società/ditta ____, con sede legale in ____, codice fiscale/P. IVA ____,

consapevole delle responsabilità e delle sanzioni previste dalla legge in caso di dichiarazioni mendaci,

DICHIARA

che ai rapporti di lavoro instaurati con il personale dipendente della società/ditta ____ viene applicato il seguente contratto collettivo nazionale di lavoro:

  • Denominazione CCNL: ____
  • Codice CNEL: ____
  • Organizzazioni dei datori di lavoro firmatarie: ____
  • Organizzazioni sindacali firmatarie: ____
  • Data di sottoscrizione: ____
  • Periodo di validità: dal ____ al ____
  • Livello/inquadramento del lavoratore interessato: ____
  • Mansione: ____
  • Data di assunzione: ____

    Il/La sottoscritto/a dichiara altresì che il trattamento economico e normativo riconosciuto al/alla lavoratore/lavoratrice è conforme alle disposizioni previste dal CCNL sopra indicato e dalla normativa vigente in materia di lavoro.

    La presente dichiarazione è rilasciata per gli usi consentiti dalla legge.

    Luogo e data: ____

    Firma del dichiarante

    ____

    Timbro della società/ditta


Fac simile dichiarazione risparmio energetico condizionatori​

La dichiarazione di risparmio energetico per i condizionatori è un documento che attesta l’efficienza energetica dell’apparecchio e il possibile risparmio rispetto a un modello tradizionale. Serve a dimostrare che l’impianto rispetta determinati requisiti energetici e, quando previsto, a richiedere incentivi o detrazioni fiscali, presentando la documentazione agli enti competenti come l’ENEA.

Come scrivere dichiarazione risparmio energetico condizionatori​

La cosiddetta “dichiarazione di risparmio energetico” relativa ai condizionatori, nella maggior parte dei casi, coincide con la comunicazione da trasmettere all’ENEA quando l’installazione riguarda un intervento che può beneficiare di una detrazione fiscale per il risparmio energetico. Non si tratta semplicemente di dichiarare che il nuovo condizionatore consuma meno del precedente, né di inserire una percentuale stimata dal proprietario. La comunicazione deve descrivere in modo coerente il soggetto che sostiene la spesa, l’immobile interessato, le caratteristiche dell’impianto installato, il tipo di intervento eseguito, il costo sostenuto e, quando richiesto, il risparmio energetico calcolato secondo criteri tecnici riconosciuti.

Prima di compilare la dichiarazione è necessario individuare correttamente il regime fiscale al quale si riferisce l’intervento. Un condizionatore può rilevare, ad esempio, come pompa di calore destinata anche al riscaldamento invernale, ma non ogni apparecchio di climatizzazione dà automaticamente diritto a una detrazione. In linea generale, la semplice installazione di un apparecchio utilizzato soltanto per raffrescare gli ambienti non è normalmente sufficiente per accedere all’ecobonus. La situazione può essere diversa quando viene installata una pompa di calore che sostituisce, integralmente o parzialmente, un impianto di climatizzazione invernale esistente, oppure quando l’intervento rientra nel bonus ristrutturazioni o in un’altra agevolazione prevista dalla normativa vigente. Per questo motivo la dichiarazione deve indicare con precisione la natura dell’intervento e non limitarsi alla descrizione commerciale “installazione condizionatore”.

Nella parte relativa al soggetto beneficiario devono essere inseriti i dati della persona fisica, dell’impresa, del condominio o dell’ente che sostiene effettivamente la spesa e che utilizzerà la detrazione. Occorrono normalmente il nome o la denominazione, il codice fiscale o la partita IVA, l’indirizzo, i recapiti e l’eventuale qualifica del soggetto, come proprietario, locatario, comodatario, familiare convivente o titolare di altro diritto sull’immobile. Se la spesa è sostenuta da più persone, devono essere considerate le rispettive quote, in modo che la comunicazione sia coerente con le fatture, i bonifici e la successiva dichiarazione dei redditi. Nel caso di un condominio, devono essere indicati i dati del condominio e, secondo la procedura utilizzata, le informazioni relative al soggetto incaricato della trasmissione e alla ripartizione delle spese.

Devono poi essere riportati i dati identificativi dell’immobile. In genere sono richiesti l’indirizzo completo, il Comune, la provincia, il codice catastale, il foglio, la particella o mappale, il subalterno e, quando previsto, la destinazione d’uso dell’unità immobiliare. È importante che tali informazioni corrispondano ai dati catastali effettivi e alla documentazione fiscale. Se il condizionatore è installato in una parte comune condominiale, occorre indicare correttamente il fabbricato e la natura condominiale dell’intervento. La dichiarazione ENEA non sostituisce eventuali pratiche edilizie, autorizzazioni, comunicazioni al Comune o titoli abilitativi necessari per l’esecuzione dei lavori. Questi adempimenti, quando richiesti, devono essere gestiti separatamente.

Una parte essenziale riguarda la descrizione dell’intervento. Bisogna indicare se si tratta di nuova installazione, sostituzione di un apparecchio esistente, sostituzione parziale o completa dell’impianto, installazione di una pompa di calore aria-aria, aria-acqua o di altra tipologia. Deve essere chiarito se l’apparecchio è destinato esclusivamente al raffrescamento oppure se svolge anche la funzione di riscaldamento invernale. Nel caso in cui venga sostituito un impianto preesistente, è necessario descrivere quale apparecchio era installato prima dei lavori, quale combustibile utilizzava e quale funzione svolgeva. Questa informazione è particolarmente importante per gli interventi nei quali la detrazione è subordinata alla sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale esistente.

Per il nuovo condizionatore devono essere trascritti i dati tecnici ricavati dalla scheda tecnica, dalla dichiarazione del produttore o dall’etichetta energetica. Normalmente servono il produttore, il modello dell’unità interna ed esterna, il numero di unità installate, la potenza termica utile in riscaldamento, la potenza frigorifera in raffrescamento, la potenza elettrica assorbita e la tecnologia utilizzata, come apparecchio a velocità fissa o inverter. Quando richiesti dalla procedura, vanno indicati anche il COP o SCOP per il funzionamento in riscaldamento e l’EER o SEER per il funzionamento in raffrescamento. Questi valori non devono essere inventati o ricavati in modo approssimativo: devono essere quelli ufficiali riferiti esattamente al modello installato e alle condizioni di prova previste dalla normativa tecnica.

Occorre prestare attenzione alla differenza tra potenza termica, potenza frigorifera e potenza elettrica. La potenza termica indica il calore che la pompa di calore può fornire all’ambiente in modalità riscaldamento; la potenza frigorifera indica la capacità di raffrescamento; la potenza elettrica indica invece l’energia elettrica assorbita dall’apparecchio. Confondere questi valori può rendere inattendibile la comunicazione. Anche l’unità di misura deve essere corretta: la potenza viene normalmente espressa in kW, mentre i consumi o i risparmi annui possono essere espressi in kWh. Se l’impianto è composto da più unità interne collegate a una o più unità esterne, i dati devono rappresentare l’intero sistema e non soltanto uno dei componenti.

In determinati casi possono essere richiesti il tipo di refrigerante utilizzato, la quantità di refrigerante o altre informazioni ambientali e tecniche. Questi dati si ricavano dalla targa dell’apparecchio, dal libretto di impianto, dalla documentazione del fabbricante e dal rapporto di installazione. La presenza del refrigerante non costituisce di per sé prova del risparmio energetico, ma contribuisce a identificare correttamente l’apparecchio e a verificare la conformità alle disposizioni tecniche e ambientali applicabili.

La dichiarazione deve indicare anche le caratteristiche dell’impianto precedente, quando l’intervento consiste nella sua sostituzione. Possono essere necessari il tipo di generatore sostituito, la potenza, il combustibile impiegato, l’anno di installazione, il rendimento o altri elementi utili al calcolo del risparmio. Se il precedente sistema era una caldaia, una stufa, un vecchio climatizzatore o un altro generatore, non bisogna descriverlo genericamente come “vecchio impianto”, ma riportare i dati effettivamente disponibili. Qualora non sia possibile individuare con certezza alcune caratteristiche, è preferibile far verificare la situazione da un tecnico e conservare una relazione che spieghi i criteri utilizzati.

Quando la procedura richiede il calcolo del risparmio energetico, il dato deve essere determinato confrontando i consumi dell’impianto precedente con quelli stimati del nuovo impianto, tenendo conto della superficie servita, del fabbisogno energetico, delle ore di funzionamento, delle condizioni climatiche, del rendimento stagionale e del tipo di utilizzo. Il risparmio non coincide necessariamente con la differenza tra la potenza nominale dei due apparecchi e non può essere calcolato semplicemente sottraendo i watt riportati sulle targhe. Un valore attendibile deve considerare il funzionamento reale durante l’intera stagione, il rendimento a carico parziale, la temperatura esterna e l’eventuale uso della pompa di calore per il riscaldamento. Se la piattaforma ENEA richiede solo alcuni dati tecnici e non un calcolo autonomo dei kWh risparmiati, devono essere compilati i campi previsti senza aggiungere stime arbitrarie.

Devono essere inserite anche le date principali dell’intervento. È necessario distinguere la data di acquisto dalla data di installazione e dalla data di conclusione dei lavori. Ai fini della comunicazione, la data di fine lavori generalmente coincide con il momento in cui l’intervento può considerarsi concluso, spesso attestato dalla dichiarazione di conformità, dal collaudo, dal rapporto di intervento o dalla messa in funzione dell’impianto. La comunicazione deve essere trasmessa entro il termine previsto dalla disciplina applicabile, che ordinariamente è collegato alla conclusione dei lavori e, per molte procedure ENEA, è di novanta giorni. Poiché termini e modalità possono variare in base all’agevolazione e all’anno di riferimento, è necessario utilizzare il portale ENEA dedicato al periodo corretto e verificare le istruzioni vigenti al momento della trasmissione.

Nella parte economica devono essere indicati l’importo delle spese sostenute, l’eventuale imponibile, l’IVA, le spese di fornitura, quelle di installazione, la progettazione, la posa in opera, la rimozione del vecchio impianto e gli eventuali interventi accessori strettamente collegati. Non devono essere inseriti costi non pertinenti o lavori che non riguardano l’intervento energetico dichiarato. L’importo comunicato deve essere coerente con le fatture e con i pagamenti effettivamente eseguiti. Se sono presenti più fatture, il totale deve essere calcolato correttamente e deve corrispondere alla quota attribuita al beneficiario. Le spese tecniche possono essere ammesse solo quando sono realmente necessarie e riconducibili all’intervento agevolato.

Devono essere conservate le fatture o ricevute fiscali, le contabili dei pagamenti, la scheda tecnica del prodotto, l’etichetta energetica, il libretto di impianto, la dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore ai sensi della normativa sugli impianti, il rapporto di controllo o di primo avviamento quando previsto e la ricevuta della trasmissione telematica all’ENEA. Per le persone fisiche che utilizzano il bonus nella dichiarazione dei redditi è generalmente essenziale che il pagamento sia effettuato con il bonifico specifico previsto per le detrazioni fiscali, salvo i casi in cui la normativa consenta modalità diverse, come alcune spese condominiali o i pagamenti effettuati da soggetti titolari di reddito d’impresa. Nel bonifico devono risultare la causale normativa, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o la partita IVA del destinatario del pagamento.

La ricevuta rilasciata dal portale ENEA deve essere stampata o salvata e conservata. Essa contiene normalmente il codice identificativo della pratica e riepiloga i dati trasmessi. La ricevuta non dimostra da sola che l’intervento sia agevolabile: attesta soltanto l’invio della comunicazione. La responsabilità della correttezza dei dati, della sussistenza dei requisiti tecnici e della corretta applicazione della detrazione rimane in capo al beneficiario e, per gli aspetti tecnici, al professionista o all’installatore che ha fornito la documentazione.

Quando la normativa lo richiede, deve essere predisposta anche un’asseverazione tecnica. L’asseverazione è una dichiarazione firmata da un tecnico abilitato, nella quale viene attestato che l’intervento è conforme ai requisiti tecnici previsti, che l’apparecchio possiede le prestazioni necessarie, che la sostituzione o l’installazione è stata eseguita correttamente e che la spesa indicata rispetta gli eventuali limiti di congruità. L’asseverazione non va confusa con la comunicazione ENEA: sono documenti distinti e possono essere necessari entrambi, a seconda del tipo di agevolazione e dell’intervento eseguito.

In conclusione, una dichiarazione corretta deve collegare senza contraddizioni il contribuente, l’immobile, il vecchio impianto, il nuovo condizionatore, le prestazioni energetiche dichiarate, la data dei lavori, le spese sostenute e i documenti che provano ogni informazione. Il modello preciso può cambiare in base all’anno, al tipo di bonus e alla categoria dell’intervento. Per questo, prima dell’invio, è opportuno verificare sulla piattaforma ENEA se l’intervento è effettivamente soggetto a comunicazione e far controllare i dati tecnici da un installatore qualificato o da un tecnico abilitato, soprattutto quando il condizionatore viene dichiarato come pompa di calore destinata alla climatizzazione invernale.

Esempio dichiarazione risparmio energetico condizionatori​

DICHIARAZIONE DI RISPARMIO ENERGETICO DERIVANTE DALL’INSTALLAZIONE/SOSTITUZIONE DI CONDIZIONATORI

Il/La sottoscritto/a ____

nato/a a __ il //____

codice fiscale

residente in

via/piazza __ n. __ CAP __

telefono __ e-mail __

in qualità di __

dell’immobile sito in ___

via/piazza __ n. __ CAP __

identificato catastalmente al foglio __ particella __ subalterno __

consapevole delle responsabilità previste dalla normativa vigente in caso di dichiarazioni mendaci,

DICHIARA

che in data //____ è stata effettuata l’installazione/sostituzione di sistemi di climatizzazione presso l’immobile sopra indicato.

1. Apparecchiature installate

| N. | Marca e modello | Tipologia | Potenza frigorifera nominale | Potenza elettrica assorbita | Classe energetica | SEER | SCOP |
|—|—|—|—|—|—|—|—|
| 1 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ | __ | __ |
| 2 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ | __ | __ |
| 3 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ | __ | __ |

Numero di unità interne installate: __

Numero di unità esterne installate: __

Potenza frigorifera complessiva: __ kW

Potenza elettrica complessiva assorbita: __ kW

Refrigerante utilizzato: __

Quantità di refrigerante: __ kg

2. Apparecchiature precedentemente installate

| N. | Marca e modello | Tipologia | Potenza frigorifera nominale | Potenza elettrica assorbita | Classe energetica |
|—|—|—|—|—|—|
| 1 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ |
| 2 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ |
| 3 | __ | __ | __ kW | __ kW | __ |

3. Stima dei consumi energetici

Consumo annuo stimato prima dell’intervento: __ kWh/anno

Consumo annuo stimato dopo l’intervento: __ kWh/anno

Risparmio energetico annuo stimato: __ kWh/anno

Percentuale di risparmio energetico stimata: __ %

Periodo di riferimento dei consumi: __

Metodo di calcolo utilizzato: _____

Dati utilizzati per il calcolo: ____

4. Caratteristiche dell’intervento

Tipo di intervento:

☐ Installazione di nuovo impianto

☐ Sostituzione di impianto esistente

☐ Sostituzione di apparecchiature obsolete

☐ Installazione di sistema ad alta efficienza energetica

☐ Altro: ____

Destinazione d’uso dei locali: ____

Superficie complessiva climatizzata: __ m²

Numero di ore annue di funzionamento stimate: __ ore/anno

Zona climatica: __

Data di ultimazione dei lavori: //____

Ditta installatrice: __

Sede della ditta: ____

Partita IVA: ____

Numero di iscrizione alla Camera di Commercio:

5. Documentazione tecnica

Il/La sottoscritto/a dichiara che le apparecchiature installate:

  • sono conformi alla normativa vigente;
  • sono corredate delle relative schede tecniche;
  • sono state installate da personale qualificato;
  • sono state sottoposte alle verifiche funzionali previste;
  • risultano correttamente funzionanti alla data della presente dichiarazione.

    6. Allegati

    ☐ Copia delle fatture di acquisto e installazione

    ☐ Schede tecniche delle apparecchiature

    ☐ Dichiarazione di conformità dell’impianto

    ☐ Libretto di impianto

    ☐ Documentazione fotografica

    ☐ Relazione tecnica di calcolo dei consumi

    ☐ Copia del documento di identità del dichiarante

    ☐ Altro: ____

    Luogo __

    Data //____

    Firma del dichiarante


Fac simile dichiarazione sostitutiva registrazione contratto​

La dichiarazione sostitutiva di registrazione del contratto è un documento con cui una persona dichiara, sotto la propria responsabilità, che un contratto è stato regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate, indicandone gli estremi. Serve a dimostrare l’avvenuta registrazione senza dover presentare ogni volta la ricevuta o una copia del contratto, soprattutto nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Non sostituisce la registrazione vera e propria e, in caso di dichiarazioni false, sono previste sanzioni.

Come scrivere dichiarazione sostitutiva registrazione contratto​

Una dichiarazione sostitutiva relativa alla registrazione di un contratto serve normalmente a dichiarare, sotto la propria responsabilità, che un determinato contratto è stato effettivamente registrato presso l’Agenzia delle Entrate e a fornire gli elementi necessari per identificarlo senza possibilità di confusione con altri contratti. È importante precisare che la dichiarazione sostitutiva non costituisce, di per sé, la registrazione del contratto e non sostituisce gli adempimenti fiscali previsti dalla legge. La registrazione deve essere eseguita con le modalità previste, ad esempio tramite modello RLI, procedura telematica o presentazione presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, mentre la dichiarazione serve soltanto a documentare o attestare determinate informazioni.

All’inizio della dichiarazione devono essere indicati il luogo e la data in cui essa viene redatta. Deve poi essere identificata con precisione la persona che effettua la dichiarazione, riportando il nome e il cognome, il luogo e la data di nascita, il codice fiscale, l’indirizzo di residenza e, se necessario, i recapiti di contatto. Se la dichiarazione viene presentata da una società, da un ente o da un’associazione, occorre indicare anche la denominazione completa, il codice fiscale o la partita IVA, la sede legale e la qualifica della persona fisica che firma, specificando, per esempio, se agisce in qualità di legale rappresentante, amministratore, procuratore o delegato. Se chi firma opera per conto di un’altra persona, è opportuno indicare il titolo in base al quale agisce e, quando necessario, allegare la delega o la procura.

La dichiarazione deve contenere il riferimento alla normativa in base alla quale viene resa. In genere si richiama il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, specificando che si tratta di una dichiarazione sostitutiva di certificazione oppure di una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, a seconda del contenuto. La dichiarazione sostitutiva di certificazione riguarda fatti, stati o qualità personali che possono essere comprovati mediante certificati della pubblica amministrazione. La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà può invece riguardare fatti, stati o qualità personali a diretta conoscenza del dichiarante, anche riferiti ad altri soggetti, nei limiti consentiti dalla legge. Per attestare l’avvenuta registrazione di un contratto, nella pratica è spesso più appropriata una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, soprattutto quando si dichiarano dati risultanti da una ricevuta, da una copia del contratto registrato o da una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate.

Deve essere indicato in modo chiaro l’oggetto della dichiarazione. Una formulazione adeguata può essere: “Il/La sottoscritto/a dichiara che il contratto di locazione stipulato in data … tra … e …, avente a oggetto l’immobile sito in …, è stato regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate”. Non è sufficiente scrivere genericamente che “il contratto è registrato”, perché l’affermazione deve poter essere collegata a uno specifico contratto e a uno specifico adempimento fiscale.

È quindi necessario descrivere il contratto a cui la dichiarazione si riferisce. Devono essere indicati almeno la tipologia del contratto, la data di stipula e, quando rilevante, la data di decorrenza. Se si tratta di un contratto di locazione abitativa, commerciale, transitorio, per studenti universitari o di altra natura, è opportuno specificarlo. Se si tratta di un contratto di comodato, di affitto d’azienda, di concessione, di sublocazione o di altro accordo soggetto a registrazione, occorre indicare espressamente la relativa natura. Quando il contratto è stato modificato, prorogato, ceduto o risolto, è necessario chiarire se la dichiarazione riguarda il contratto originario o anche il successivo adempimento.

Devono essere riportati i dati delle parti contrattuali. Per le persone fisiche è opportuno inserire nome, cognome, luogo e data di nascita e codice fiscale. Per le società o gli enti devono essere indicati denominazione, codice fiscale e partita IVA, se presenti, oltre alla sede. È importante specificare il ruolo di ciascuna parte, ad esempio locatore e conduttore, comodante e comodatario, cedente e cessionario oppure concedente e concessionario. Se una delle parti ha agito tramite rappresentante, amministratore o procuratore, tale circostanza deve essere indicata.

Quando il contratto riguarda un immobile, la dichiarazione dovrebbe descrivere l’immobile con dati sufficientemente precisi. È opportuno indicare l’indirizzo completo, comprensivo di comune, provincia, via o piazza e numero civico. Sono inoltre utili, e talvolta indispensabili, i dati catastali, vale a dire foglio, particella o mappale, subalterno, categoria catastale e rendita catastale, se disponibili. Se il contratto comprende più unità immobiliari, pertinenze, box, cantine, terreni o parti comuni, occorre indicare tutti gli immobili interessati oppure rinviare espressamente all’elenco contenuto nel contratto allegato. L’identificazione catastale deve essere coerente con quella riportata nel contratto e nella documentazione utilizzata per la registrazione.

Per una locazione è generalmente opportuno riportare anche la durata contrattuale, specificando la data iniziale e quella finale, nonché l’eventuale previsione di rinnovo o proroga. Può essere indicato il canone pattuito, precisando se si tratta dell’importo mensile o annuale. Se il contratto prevede un aggiornamento del canone, un deposito cauzionale, un regime di cedolare secca o particolari agevolazioni, tali elementi possono essere inseriti quando siano pertinenti allo scopo della dichiarazione. Non è sempre necessario riportare tutte le clausole del contratto: devono essere inserite soltanto le informazioni rilevanti per dimostrare l’identità del contratto e il suo regime fiscale o giuridico.

La parte più importante riguarda i dati della registrazione. Devono essere indicati l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate presso il quale il contratto è stato registrato oppure l’ufficio territorialmente competente risultante dalla ricevuta. Devono inoltre essere riportati, quando disponibili, la data di registrazione, il numero di registrazione, il codice identificativo del contratto, il codice dell’ufficio, gli estremi della ricevuta telematica e ogni altro riferimento presente nella ricevuta rilasciata dall’Agenzia delle Entrate. In alcuni documenti possono comparire numeri di serie, numeri di protocollo, identificativi telematici o codici relativi all’adempimento. È opportuno trascriverli esattamente, senza abbreviazioni o modifiche, perché servono a verificare la registrazione.

Se la dichiarazione riguarda anche il pagamento dell’imposta di registro, occorre indicare l’importo versato, la data del pagamento e le modalità utilizzate, specificando eventualmente il modello F24, il codice tributo, il numero della rata o l’anno di riferimento. Se il contratto è stato registrato optando per la cedolare secca, bisogna dichiararlo espressamente, precisando che il regime fiscale è quello della cedolare secca, quando tale informazione sia richiesta dal destinatario della dichiarazione. Non bisogna però dichiarare il pagamento di imposte o l’opzione per un regime fiscale se non si dispone della relativa documentazione o se l’informazione non corrisponde a quanto effettivamente comunicato all’Agenzia delle Entrate.

La dichiarazione deve indicare anche lo scopo per il quale viene presentata. È opportuno spiegare se serve, per esempio, per una pratica presso un comune, per una richiesta di agevolazione, per una procedura amministrativa, per un istituto di credito, per una controversia, per la dimostrazione della disponibilità dell’immobile o per la trasmissione a un altro soggetto. Una formula come “la presente dichiarazione viene resa al fine di …” consente di chiarire l’utilizzo del documento e di selezionare soltanto le informazioni realmente necessarie.

Alla dichiarazione deve essere aggiunta la formula relativa alle responsabilità del dichiarante. È necessario dichiarare che le informazioni fornite sono vere e complete, che il dichiarante è consapevole delle conseguenze penali previste in caso di dichiarazioni false o mendaci e che, qualora emerga la non veridicità del contenuto, potranno essere applicate le conseguenze previste dagli articoli 75 e 76 del d.P.R. n. 445 del 2000, compresa la decadenza dagli eventuali benefici ottenuti sulla base della dichiarazione e la responsabilità penale. Il testo deve essere comprensibile e non meramente copiato senza verificare che sia coerente con il caso concreto.

La dichiarazione deve essere firmata dal dichiarante. Se viene presentata a una pubblica amministrazione o a un gestore di pubblico servizio, generalmente la firma può essere apposta davanti all’addetto oppure la dichiarazione può essere firmata e trasmessa insieme a una copia non autenticata di un documento di identità valido. Se il documento viene inviato tramite posta elettronica certificata o attraverso una piattaforma digitale che consente l’identificazione del dichiarante, possono applicarsi modalità diverse. È comunque prudente verificare le istruzioni dell’ente destinatario, soprattutto quando sono richieste firma digitale, documento d’identità, delega o formato specifico.

È consigliabile allegare la copia del contratto registrato e la ricevuta di registrazione dell’Agenzia delle Entrate. L’allegazione della ricevuta è particolarmente importante perché consente di dimostrare concretamente la data e gli estremi dell’adempimento. Se viene allegata una copia del contratto, è preferibile indicare che si tratta di copia conforme all’originale oppure, quando non sia richiesta una vera attestazione di conformità, dichiarare che la copia allegata corrisponde al documento in possesso del dichiarante. Possono essere allegati anche la ricevuta del pagamento dell’imposta, la comunicazione dell’opzione per la cedolare secca, l’eventuale modello RLI e la delega conferita al soggetto che presenta la pratica.

Occorre prestare attenzione alla differenza tra una dichiarazione destinata a una pubblica amministrazione e una dichiarazione destinata a un privato. Le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi pubblici, nei casi previsti dalla legge, devono accettare le dichiarazioni sostitutive in luogo dei certificati. Un soggetto privato, invece, non è necessariamente obbligato ad accettarle, salvo specifici casi o accordi. Una banca, un proprietario, un’agenzia immobiliare, un avvocato o un altro soggetto privato può quindi richiedere la copia della ricevuta ufficiale di registrazione o una documentazione ulteriore.

La dichiarazione deve contenere soltanto dati veri, pertinenti e verificabili. Non bisogna inserire informazioni generiche, contraddittorie o non documentate. In particolare, non è corretto dichiarare che un contratto è stato registrato quando è stata soltanto presentata una richiesta di registrazione, quando il pagamento è stato effettuato ma la procedura non si è conclusa, oppure quando si dispone esclusivamente di una bozza o di una ricevuta di invio priva dell’esito positivo. In tali situazioni occorre descrivere esattamente lo stato della pratica, distinguendo tra stipula del contratto, pagamento dell’imposta, presentazione della richiesta e avvenuta registrazione.

Una formulazione completa, da adattare al caso concreto, potrebbe essere redatta in questo modo: “Il/La sottoscritto/a …, nato/a a … il …, codice fiscale …, residente in …, in qualità di …, consapevole delle responsabilità penali previste in caso di dichiarazioni mendaci e delle conseguenze previste dagli articoli 75 e 76 del d.P.R. n. 445 del 2000, dichiara che il contratto di … stipulato in data … tra …, codice fiscale …, in qualità di …, e …, codice fiscale …, in qualità di …, avente a oggetto l’immobile sito in …, identificato catastalmente al foglio …, particella …, subalterno …, con decorrenza dal … al …, è stato registrato presso l’Agenzia delle Entrate, ufficio di …, in data …, con numero di registrazione …, codice identificativo …, come risulta dalla ricevuta allegata. Dichiara inoltre che … . La presente dichiarazione è resa per … . Luogo e data … . Firma …”.

La formulazione deve essere modificata se il contratto non riguarda un immobile, se vi sono più parti, se la registrazione è stata eseguita telematicamente, se è intervenuta una proroga o se il dichiarante agisce per conto di una società. La regola fondamentale è che ogni informazione inserita deve corrispondere esattamente al contratto e alla ricevuta ufficiale di registrazione.

Esempio dichiarazione sostitutiva registrazione contratto​

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DELL’ATTO DI NOTORIETÀ
ai sensi degli articoli 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445

Il/La sottoscritto/a ____,
nato/a a ____ il //____,
codice fiscale ____,
residente in ____,
via/piazza ____ n. __,
in qualità di ____,

consapevole delle responsabilità penali previste dall’articolo 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e delle conseguenze derivanti dalla falsità degli atti e dalle dichiarazioni mendaci,

DICHIARA

che il contratto di ____, stipulato in data //____,

tra:

  • il/la Sig./Sig.ra ____,
    nato/a a ____ il //____,
    codice fiscale ____,
    in qualità di ____;

    e

  • il/la Sig./Sig.ra ____,
    nato/a a ____ il //____,
    codice fiscale ____,
    in qualità di ____;

    avente per oggetto l’immobile sito in ____,
    via/piazza ____ n. __,
    identificato al Catasto del Comune di ____,
    foglio __, particella __, subalterno __,

    è stato regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate – Ufficio di ____,

    in data //____,
    con estremi di registrazione ____,
    numero/serie ____,
    codice identificativo del contratto ____,

    per la durata dal //____ al //____.

    Dichiara inoltre che:

  • il canone annuo previsto dal contratto è pari a euro ____;
  • il regime fiscale applicato è ____;
  • eventuali proroghe, cessioni, risoluzioni o variazioni del contratto sono state comunicate all’Agenzia delle Entrate in data //____ con estremi ____.

    La presente dichiarazione viene resa per gli usi consentiti dalla legge.

    Luogo ____

    Data //____

    Firma del/della dichiarante

    ___

    Allegato: copia di un documento di identità in corso di validità del/della dichiarante.

Fac simile dichiarazione sostitutiva natura agricola terreno​

La dichiarazione sostitutiva sulla natura agricola di un terreno è un documento con cui il proprietario o altro soggetto interessato dichiara, sotto la propria responsabilità, che il terreno ha destinazione agricola secondo gli strumenti urbanistici comunali. Serve a comprovare tale caratteristica, ad esempio per pratiche edilizie, compravendite, successioni, agevolazioni fiscali o richieste alla pubblica amministrazione. La dichiarazione deve basarsi su dati verificabili e può essere soggetta a controlli.

Come scrivere dichiarazione sostitutiva natura agricola terreno​

Una dichiarazione sostitutiva relativa alla natura agricola di un terreno deve identificare con precisione il soggetto che dichiara, il terreno interessato, il significato attribuito all’espressione “natura agricola”, la fonte delle informazioni utilizzate e la finalità per la quale la dichiarazione viene presentata. È importante chiarire fin dall’inizio che “terreno agricolo” può indicare realtà diverse: può riferirsi alla destinazione urbanistica agricola prevista dallo strumento urbanistico comunale, all’effettivo utilizzo del terreno per coltivazione o allevamento, alla classificazione catastale oppure alla presenza dei requisiti richiesti per una specifica agevolazione fiscale o amministrativa. Una dichiarazione corretta deve quindi specificare quale di questi aspetti si intende attestare.

La dichiarazione deve iniziare con i dati completi del dichiarante. Occorre indicare nome e cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza anagrafica e, quando necessario, recapito telefonico, indirizzo di posta elettronica o PEC. Se il dichiarante agisce per conto di una società, di un’impresa agricola, di un’associazione o di un altro soggetto, devono essere riportati anche la denominazione dell’ente, il codice fiscale o la partita IVA, la sede legale e la qualità in base alla quale il soggetto firma, ad esempio legale rappresentante, amministratore, procuratore o delegato. In questo caso è opportuno indicare gli estremi dell’atto che attribuisce il potere di rappresentanza, come una visura camerale, una procura o una deliberazione.

Devono essere indicati anche il destinatario della dichiarazione e l’oggetto concreto della richiesta. Non è sufficiente scrivere genericamente che il terreno “è agricolo”. Occorre spiegare se la dichiarazione viene resa per una pratica edilizia, per una richiesta di contributo, per un’agevolazione fiscale, per una compravendita, per una successione, per una pratica presso il Comune, per l’iscrizione o il riconoscimento di un’impresa agricola, per un procedimento espropriativo o per un’altra specifica finalità. La formula dovrebbe chiarire a quale procedimento si riferisce e, se esiste, indicare il numero di protocollo, il numero della pratica, la data della richiesta o il riferimento dell’ufficio competente.

L’identificazione del terreno deve essere estremamente precisa. È necessario indicare il Comune catastale in cui si trova il fondo, l’eventuale sezione censuaria, il foglio catastale, il numero della particella o mappale e, se esistente, il subalterno. Devono essere riportati anche la superficie catastale, preferibilmente espressa in metri quadrati o ettari, la località o l’indirizzo, i confini, quando utili, e ogni altro elemento che consenta di evitare equivoci con terreni vicini o particelle frazionate. Se la particella è stata oggetto di frazionamento, fusione, variazione catastale o aggiornamento, è opportuno indicare sia gli identificativi attuali sia quelli precedenti, specificando la data o gli estremi dell’atto catastale. Quando la dichiarazione riguarda più particelle, ciascuna deve essere identificata separatamente e non soltanto attraverso una descrizione generica dell’intero fondo.

È utile riportare, se disponibili e pertinenti, anche i dati catastali descrittivi, come la qualità catastale, la classe, il reddito dominicale e il reddito agrario. Tali elementi possono aiutare a descrivere il bene, ma non dimostrano sempre, da soli, che il terreno abbia destinazione urbanistica agricola. La qualità catastale “seminativo”, “uliveto”, “vigneto”, “prato”, “bosco” o altra classificazione rappresenta infatti un dato catastale e non necessariamente coincide con la disciplina urbanistica vigente. Allo stesso modo, il fatto che un terreno sia concretamente coltivato non significa automaticamente che esso sia urbanisticamente classificato come zona agricola.

Se per “natura agricola” si intende la destinazione urbanistica, la dichiarazione dovrebbe indicare lo strumento urbanistico comunale applicabile, come il piano regolatore generale, il piano di governo del territorio, il piano urbanistico comunale, il piano urbanistico generale o altro strumento vigente nella Regione interessata. Occorre specificare la zona o sottozona urbanistica nella quale ricade la particella, per esempio zona agricola, zona E o altra classificazione equivalente, riportando la sigla esatta prevista dalle norme comunali. È opportuno citare anche l’articolo delle norme tecniche di attuazione che disciplina quella zona e, se possibile, indicare la tavola o il documento urbanistico dal quale risulta la classificazione.

In questo caso la dichiarazione dovrebbe precisare se l’inquadramento agricolo deriva da un certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Comune. Il certificato di destinazione urbanistica, comunemente chiamato CDU, è normalmente il documento più appropriato per attestare la destinazione urbanistica di un terreno, soprattutto quando la legge o l’amministrazione lo richiedono espressamente, ad esempio in determinate compravendite, divisioni, successioni, atti notarili o procedimenti edilizi. Una dichiarazione sostitutiva non dovrebbe essere utilizzata per sostituire il CDU quando la normativa applicabile pretende il certificato comunale o quando l’ufficio lo richiede come documento tecnico ufficiale. In una dichiarazione eventualmente basata sul CDU è opportuno indicare la data di rilascio, il numero di protocollo e il periodo di validità o di riferimento del certificato.

La dichiarazione deve distinguere la destinazione urbanistica dall’utilizzazione effettiva del terreno. Se si intende attestare anche l’uso agricolo concreto, bisogna descrivere l’attività esercitata sul fondo, indicando, per esempio, se il terreno è destinato a coltivazioni erbacee, orticole, frutticole, viticole, olivicole, florovivaistiche, a pascolo, a prato o a bosco produttivo. Se l’attività è svolta da un’impresa agricola, possono essere indicati la denominazione dell’impresa, la partita IVA, l’iscrizione alla Camera di commercio, l’eventuale iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese e, se rilevante, la qualifica di imprenditore agricolo professionale o di coltivatore diretto. Devono essere evitate dichiarazioni generiche o non verificabili, come “il terreno è sempre stato agricolo”, se non accompagnate da elementi oggettivi.

Quando il terreno è coltivato, si possono specificare la coltura praticata, la superficie effettivamente coltivata, l’eventuale rotazione colturale, la presenza di serre, impianti di irrigazione, oliveti, vigneti, frutteti, fabbricati rurali, recinzioni, pozzi, fabbricati strumentali o altre strutture connesse all’attività agricola. Se il terreno è concesso in affitto, comodato, usufrutto o altro diritto di godimento, occorre indicare il titolo in base al quale viene utilizzato, la data del contratto e, se necessario, gli estremi della registrazione. Non bisogna però inserire dati non pertinenti o informazioni tecniche che il dichiarante non è in grado di verificare personalmente.

Devono essere chiariti la proprietà o il diritto reale sul terreno. Il dichiarante deve precisare se è proprietario, comproprietario, usufruttuario, enfiteuta, titolare di altro diritto reale, affittuario, comodatario o semplice conduttore. Se vi sono più proprietari, è opportuno indicare le quote di titolarità, salvo che la dichiarazione riguardi esclusivamente l’utilizzo agricolo e non la proprietà. Gli estremi dell’atto di provenienza, come rogito notarile, successione, donazione, decreto di trasferimento o altro titolo, possono essere indicati quando sono necessari per comprendere la legittimazione del dichiarante. Non è sempre necessario allegare l’atto completo, ma l’amministrazione può richiederne copia o procedere ai controlli.

Se la dichiarazione serve per una pratica fiscale, bisogna inserire tutti gli elementi richiesti dalla specifica agevolazione. Ad esempio, potrebbe essere necessario dichiarare che il terreno è posseduto da un coltivatore diretto o da un imprenditore agricolo professionale, che viene utilizzato direttamente nell’esercizio dell’attività agricola, che ricorrono determinate condizioni soggettive o che non sono presenti circostanze ostative. In tali casi la semplice attestazione della destinazione agricola del terreno non è sufficiente: devono essere dichiarati anche i requisiti soggettivi e oggettivi previsti dalla norma fiscale o dal bando applicabile. È quindi indispensabile indicare la disposizione normativa, il regolamento, il bando o l’avviso pubblico sulla base del quale la dichiarazione viene resa.

La dichiarazione deve indicare con chiarezza quali fatti il dichiarante conosce direttamente e quali risultano da documenti ufficiali. È preferibile utilizzare formule come “dichiara, sotto la propria responsabilità, che la particella indicata risulta ricadere nella zona urbanistica agricola secondo il certificato di destinazione urbanistica n. … rilasciato dal Comune in data …” oppure “dichiara che il terreno è effettivamente utilizzato per la coltivazione di …”. Se invece non si dispone di un documento ufficiale, bisogna evitare di presentare come certe informazioni che richiederebbero una verifica tecnica. Il dichiarante può riferire fatti e dati documentabili, ma non dovrebbe sostituirsi a un tecnico o all’ufficio comunale nell’interpretazione di cartografie, vincoli o norme urbanistiche complesse.

È consigliabile indicare la presenza di eventuali vincoli o limitazioni che interessano il terreno, ma soltanto se pertinenti alla finalità della dichiarazione e se conosciuti. Possono rilevare, ad esempio, vincoli paesaggistici, idrogeologici, forestali, ambientali, archeologici, parchi o riserve naturali, fasce di rispetto stradali, ferroviarie, demaniali o fluviali, usi civici, aree sottoposte a rischio idrogeologico o sismico e limitazioni derivanti da piani di assetto del territorio. La classificazione agricola non esclude la presenza di tali vincoli e non autorizza automaticamente la realizzazione di fabbricati, serre, recinzioni o altri interventi.

Devono essere menzionati gli allegati utilizzati per dimostrare o rendere verificabili le informazioni dichiarate. Possono essere allegati, quando appropriato, una visura catastale aggiornata, un estratto di mappa, il certificato di destinazione urbanistica, una planimetria, il contratto di affitto o comodato, l’atto di proprietà, una visura camerale, una certificazione relativa all’iscrizione come imprenditore agricolo o coltivatore diretto, fotografie del fondo, una relazione tecnica o altri documenti richiesti dall’ufficio. La visura catastale e l’estratto di mappa sono utili per identificare l’immobile, ma non sostituiscono necessariamente il certificato di destinazione urbanistica.

Alla fine della dichiarazione deve essere inserita la formula con cui il dichiarante afferma di essere consapevole delle responsabilità previste in caso di dichiarazioni false o mendaci. La dichiarazione sostitutiva deve essere resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, indicando, in particolare, la consapevolezza delle sanzioni penali previste dall’articolo 76 per chi rilascia dichiarazioni non veritiere e della possibile decadenza dai benefici ottenuti sulla base della dichiarazione, prevista dall’articolo 75. L’amministrazione può inoltre effettuare controlli sulla veridicità dei dati dichiarati, secondo quanto previsto dall’articolo 71 dello stesso decreto.

La dichiarazione deve contenere luogo e data di sottoscrizione, firma autografa o firma digitale secondo le modalità accettate dall’ufficio e, nei casi previsti, copia di un documento di identità valido del dichiarante. Quando la firma viene apposta davanti al funzionario competente, la copia del documento può non essere necessaria; quando la dichiarazione viene inviata per posta, consegnata da un terzo o trasmessa telematicamente con firma non verificabile, l’ufficio può richiedere la copia del documento. Per le dichiarazioni trasmesse tramite PEC o attraverso portali telematici valgono le modalità tecniche stabilite dall’amministrazione destinataria.

Una formulazione sostanzialmente completa potrebbe essere redatta in questo modo: il dichiarante indica le proprie generalità, dichiara di essere proprietario o titolare del diritto specifico sul terreno, identifica il fondo mediante Comune, foglio, particella, eventuale subalterno e superficie, precisa che la particella ricade, secondo il vigente strumento urbanistico comunale e secondo il certificato di destinazione urbanistica eventualmente allegato, in una zona avente destinazione agricola, indica la relativa zona o sottozona e la norma urbanistica applicabile, descrive l’eventuale effettivo utilizzo agricolo, specifica la finalità della dichiarazione, richiama i documenti prodotti e conclude dichiarando di essere consapevole delle responsabilità penali e della decadenza dai benefici in caso di dichiarazioni non veritiere.

Il contenuto esatto deve comunque essere adattato al Comune, alla Regione, all’ente destinatario e allo scopo della pratica. Una dichiarazione destinata a dimostrare soltanto l’uso agricolo effettivo sarà diversa da una dichiarazione destinata a dimostrare la destinazione urbanistica, e quest’ultima sarà diversa da una dichiarazione richiesta per un’agevolazione fiscale o per una pratica edilizia. Prima della firma è quindi opportuno verificare se l’ufficio abbia predisposto un proprio modello e se richieda espressamente il certificato di destinazione urbanistica, una relazione di un tecnico abilitato o altra documentazione ufficiale.

Esempio dichiarazione sostitutiva natura agricola terreno​

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DELL’ATTO DI NOTORIETÀ
Riguardante la natura agricola di un terreno
(artt. 47 e 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)

Il/La sottoscritto/a ____,
nato/a a __ il //____,
codice fiscale ____,
residente in ____,
via/piazza __ n. __,
CAP __, Comune __ Provincia __,
telefono __, e-mail/PEC ____,

in qualità di:

☐ proprietario/a
☐ comproprietario/a
☐ usufruttuario/a
☐ titolare di altro diritto reale o personale di godimento: ____

sul terreno sito nel Comune di __ Provincia __,
via/località ____,

consapevole delle responsabilità penali previste dall’art. 76 del D.P.R. n. 445/2000 in caso di dichiarazioni mendaci, formazione o uso di atti falsi, nonché della decadenza dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base di dichiarazioni non veritiere,

DICHIARA

che il terreno identificato catastalmente come segue:

  • Comune catastale: ____
  • Provincia: __
  • Foglio: __
  • Particella/Mappale: __
  • Subalterno: __
  • Superficie catastale complessiva: __ mq
  • Qualità catastale: ____
  • Classe: __
  • Reddito dominicale: € __
  • Reddito agrario: € __

    è classificato urbanisticamente come terreno a destinazione agricola, secondo gli strumenti urbanistici vigenti del Comune di ____, e precisamente nella zona/ambito urbanistico ____.

    Dichiara inoltre che il terreno:

    ☐ è attualmente utilizzato per attività agricola;
    ☐ è destinato a coltivazione di ____;
    ☐ è destinato a pascolo;
    ☐ è destinato a impianto agricolo;
    ☐ non è attualmente coltivato;
    ☐ presenta la seguente ulteriore destinazione o utilizzazione:
    ____
    ____

    La presente dichiarazione viene resa per il seguente motivo:
    ____
    ____

    Il/La sottoscritto/a dichiara, infine, di essere informato/a che i dati personali saranno trattati nel rispetto della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali e del Regolamento UE 2016/679.

    Luogo ____, data //____

    Firma del/della dichiarante

    ___

    Allegato: copia di un documento di identità in corso di validità del/della dichiarante.

Fac simile dichiarazione sostitutiva iperammortamento​

La dichiarazione sostitutiva per l’iperammortamento è un documento, firmato dal legale rappresentante dell’impresa, con cui si attesta che un bene strumentale possiede i requisiti tecnici richiesti dalla normativa Industria 4.0 ed è interconnesso al sistema aziendale. Serve a dimostrare il diritto di usufruire dell’agevolazione fiscale, in sostituzione della perizia tecnica quando il valore del bene rientra nei limiti previsti dalla legge.

Come scrivere dichiarazione sostitutiva iperammortamento​

La dichiarazione sostitutiva relativa all’iperammortamento è il documento con cui il legale rappresentante dell’impresa attesta, sotto la propria responsabilità, che uno specifico bene strumentale possiede le caratteristiche tecniche richieste dalla normativa Industria 4.0 e che è stato effettivamente interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Non si tratta, quindi, di una semplice dichiarazione con cui si afferma che il bene è “4.0”: il documento deve consentire di collegare in modo preciso l’investimento effettuato, il bene acquistato, le sue caratteristiche tecniche, il momento di entrata in funzione, la data di interconnessione e il rispetto dei requisiti normativi.

La dichiarazione deve innanzitutto identificare chiaramente l’impresa che la rilascia. Devono essere indicati la denominazione o ragione sociale, il codice fiscale, la partita IVA, la sede legale, gli eventuali dati di iscrizione al Registro delle imprese e le generalità del soggetto che sottoscrive il documento. Il firmatario deve essere il legale rappresentante dell’impresa oppure un soggetto munito di poteri validi per rendere la dichiarazione. È opportuno specificare la carica ricoperta e il titolo in base al quale il soggetto dichiara, ad esempio amministratore unico, presidente del consiglio di amministrazione o procuratore speciale, allegando eventualmente la procura se la firma è apposta da un procuratore.

La dichiarazione deve richiamare espressamente la normativa sulla quale si fonda. In relazione ai beni agevolati con il regime dell’iperammortamento, il riferimento principale è generalmente l’articolo 1, commi 9 e seguenti, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, oltre alle successive disposizioni che hanno prorogato, modificato o coordinato l’agevolazione. È inoltre necessario richiamare il D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, soprattutto per quanto riguarda le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà, la responsabilità del dichiarante, i controlli dell’amministrazione e le conseguenze penali delle dichiarazioni non veritiere. Il riferimento normativo deve essere adattato al periodo d’imposta e alla disciplina applicabile all’investimento concreto, perché nel tempo sono cambiati sia i termini per effettuare gli investimenti sia le misure agevolative e le modalità di fruizione.

Devono essere indicati gli estremi dell’investimento. È necessario riportare la descrizione completa del bene, evitando definizioni generiche come “macchinario”, “impianto automatico” o “software”. La descrizione dovrebbe indicare il produttore, il modello, il numero di serie o di matricola, il codice identificativo interno eventualmente attribuito dall’impresa, l’anno di produzione, gli estremi dell’ordine, del contratto, della fattura e del documento di trasporto. Quando il bene è costituito da più componenti, occorre precisare se si tratta di un unico sistema integrato oppure di beni distinti, descrivendo il ruolo di ogni componente e il modo in cui le parti interagiscono.

Devono essere riportati anche i dati economici dell’investimento. La dichiarazione dovrebbe indicare il costo di acquisizione del bene, distinguendo, quando necessario, il prezzo del bene, gli oneri accessori direttamente imputabili, i costi di installazione, le spese di configurazione, i costi di trasporto e le eventuali altre componenti capitalizzate. È opportuno precisare se gli importi sono espressi al netto o al lordo dell’IVA e indicare il criterio utilizzato per determinare il costo agevolabile. L’IVA normalmente non costituisce costo agevolabile quando è detraibile, mentre può rilevare come costo se è indetraibile secondo le regole fiscali applicabili. Se sono presenti contributi, finanziamenti pubblici o altre agevolazioni, la dichiarazione dovrebbe darne conto, perché possono incidere sulla determinazione dell’investimento agevolabile o sulla cumulabilità degli incentivi.

È fondamentale indicare la data di acquisizione del bene e, se diversa, la data di entrata in funzione. La data di acquisizione deve essere coerente con la disciplina temporale applicabile all’investimento e con la documentazione contabile. La data di entrata in funzione identifica il momento in cui il bene è stato reso operativo nell’attività dell’impresa. Questa data non coincide necessariamente con la data di consegna o con la data di pagamento della fattura. Un macchinario può essere stato consegnato in un determinato esercizio, ma essere entrato in funzione soltanto dopo il completamento dell’installazione, del collaudo e della configurazione.

La dichiarazione deve poi indicare la data di interconnessione. L’interconnessione è un requisito autonomo rispetto alla semplice entrata in funzione e deve essere documentata in modo concreto. Per interconnessione non si intende soltanto il collegamento fisico del bene a una rete aziendale o a Internet. Il bene deve essere in grado di scambiare informazioni con i sistemi interni dell’impresa o con la rete di fornitura, utilizzando protocolli riconosciuti e documentati, come TCP/IP, HTTP, MQTT, OPC-UA, Modbus o altri protocolli industriali compatibili con la specifica configurazione tecnica.

La dichiarazione dovrebbe spiegare a quale sistema il bene è interconnesso. Occorre quindi individuare, a seconda dei casi, il sistema di supervisione, il sistema MES, il sistema ERP, il sistema SCADA, il sistema di pianificazione della produzione, il sistema di gestione della manutenzione, il sistema di controllo qualità, il sistema logistico o la piattaforma digitale utilizzata dall’impresa. Non è sufficiente indicare genericamente che il bene è “collegato alla rete aziendale”. È necessario descrivere quali dati vengono scambiati, in quale direzione avviene lo scambio, con quale frequenza, attraverso quali protocolli e con quali finalità operative.

Dovrebbe essere spiegato, ad esempio, se il bene riceve dal sistema aziendale gli ordini di produzione, i parametri di lavorazione o le ricette operative e se restituisce dati riguardanti lo stato della lavorazione, i tempi di produzione, i consumi, gli allarmi, gli scarti, i risultati dei controlli o i parametri di funzionamento. L’interconnessione deve essere effettiva e bidirezionale quando questa caratteristica è richiesta dalla concreta configurazione del bene e dalla sua funzione. La relazione deve quindi descrivere il flusso informativo e non limitarsi a un’affermazione astratta.

La dichiarazione deve attestare l’appartenenza del bene a una delle categorie previste dalla normativa. Per i beni materiali, è necessario collegare il bene a una delle tipologie dell’Allegato A alla legge n. 232 del 2016, come i beni strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti, i sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità, oppure i dispositivi e sistemi per l’interazione uomo-macchina e il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro. L’indicazione della categoria deve essere precisa e deve spiegare perché il bene rientra proprio in quella categoria.

Non è sufficiente riportare il numero o la rubrica della voce dell’Allegato A. Occorre descrivere le caratteristiche tecniche possedute dal bene e il rapporto tra tali caratteristiche e la voce normativa invocata. Se, ad esempio, il bene è una macchina utensile automatizzata, la dichiarazione dovrebbe evidenziare il controllo tramite CNC o PLC, la presenza di sensori, la programmabilità, la possibilità di integrazione con il sistema gestionale o produttivo, la tracciabilità delle lavorazioni e gli altri requisiti pertinenti. Se il bene è un sistema di controllo qualità, devono essere descritte le modalità di acquisizione, elaborazione e registrazione dei dati e il collegamento con il processo produttivo. Se il bene è un robot o un sistema di movimentazione, devono essere spiegate le sue funzioni operative, i sistemi di controllo, i sensori e le modalità di integrazione con gli altri strumenti aziendali.

Per i beni materiali dell’Allegato A, la dichiarazione deve attestare anche il possesso dei requisiti obbligatori e, quando applicabile, delle caratteristiche ulteriori richieste dalla disciplina tecnica. Storicamente, per molte categorie di beni, il requisito fondamentale consisteva nel fatto che il bene fosse controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti e fosse interconnesso ai sistemi aziendali. Erano inoltre richieste caratteristiche come la possibilità di integrazione automatizzata con il sistema logistico o con la rete di fornitura, l’interfaccia uomo-macchina semplice e intuitiva, il rispetto dei più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro e, in determinati casi, la rispondenza a specifici requisiti di integrazione, monitoraggio o controllo. La dichiarazione deve indicare quali caratteristiche sono presenti e con quali evidenze tecniche possono essere verificate.

Se l’investimento riguarda un bene immateriale, il documento deve descrivere il software, la piattaforma o il sistema acquisito, indicando la licenza, il produttore, la versione, la durata dell’utilizzo, il contratto di fornitura e le funzionalità rilevanti. Deve essere spiegato il collegamento tra il software e i beni materiali o i processi aziendali, precisando se il programma consente la gestione, il controllo, la pianificazione, la simulazione, il monitoraggio o l’ottimizzazione della produzione e se è effettivamente utilizzato dall’impresa nell’ambito del processo agevolato. Non è sufficiente dimostrare che il software è stato acquistato: occorre documentare la sua effettiva operatività e la sua integrazione con l’organizzazione produttiva.

Un punto centrale è la descrizione del rapporto funzionale tra il bene, il processo produttivo e l’organizzazione aziendale. La dichiarazione dovrebbe spiegare in quale reparto il bene è installato, quale attività svolge, quali fasi del processo interessa, quali altri macchinari o sistemi coinvolge e quali informazioni vengono utilizzate o generate. Deve risultare che il bene non è soltanto potenzialmente interconnettibile, ma che è realmente inserito nell’architettura tecnologica dell’impresa e viene utilizzato per finalità produttive, logistiche, qualitative, manutentive o organizzative coerenti con la norma.

È importante specificare se l’interconnessione era già attiva alla data di chiusura dell’esercizio oppure se è stata realizzata successivamente. Nel regime dell’iperammortamento, l’agevolazione poteva decorrere, in determinate situazioni, dal periodo d’imposta nel quale si verificavano i requisiti richiesti, mentre l’entrata in funzione e l’interconnessione potevano avvenire in momenti diversi. La dichiarazione deve quindi evitare di confondere il momento dell’acquisto con quello dell’entrata in funzione e con quello dell’interconnessione. Se il bene è stato acquistato in un anno ma interconnesso nell’anno successivo, questa circostanza deve essere espressamente indicata e adeguatamente motivata.

La dichiarazione dovrebbe inoltre attestare che il bene è nuovo, quando la disciplina applicabile richiede tale requisito, e che non si tratta di un bene usato, ricondizionato o precedentemente entrato in funzione presso altri soggetti. In caso di beni realizzati internamente, occorre descrivere il processo di costruzione e la determinazione dei costi capitalizzati. In caso di beni acquisiti tramite leasing, noleggio o altre formule contrattuali, la dichiarazione deve chiarire la natura dell’operazione e verificare se la specifica modalità di acquisizione rientra nel regime agevolativo applicabile.

Devono essere indicate anche le modalità con cui l’impresa ha verificato i requisiti tecnici. È consigliabile richiamare i documenti utilizzati, come schede tecniche del produttore, manuali, dichiarazioni di conformità, certificazioni, verbali di collaudo, rapporti di prova, documentazione di rete, schermate dei sistemi informativi, tracciati dei dati, registri di produzione, report di interconnessione, contratti di assistenza e configurazione del software. Non tutti questi documenti devono necessariamente essere allegati alla dichiarazione, ma devono essere conservati dall’impresa e messi a disposizione in caso di controllo.

La dichiarazione deve precisare che la documentazione tecnica e amministrativa è conservata presso la sede dell’impresa o presso altro luogo indicato, in modo da consentire la verifica successiva. È opportuno conservare insieme la dichiarazione, la fattura, l’ordine, il documento di trasporto, il verbale di collaudo, la prova del pagamento, il libro cespiti, le scritture contabili, il contratto di leasing o di fornitura, la documentazione sull’interconnessione e ogni relazione tecnica utilizzata. Le fatture e gli altri documenti di acquisto dovrebbero contenere il riferimento alla norma agevolativa applicabile, secondo le modalità richieste dalla disciplina del periodo interessato.

La dichiarazione deve contenere la formula tipica della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, con la consapevolezza delle responsabilità previste dagli articoli 75 e 76 del D.P.R. n. 445 del 2000. Il dichiarante deve attestare che quanto dichiarato corrisponde al vero, che le informazioni sono state desunte dalla documentazione aziendale e tecnica disponibile e che è consapevole delle conseguenze derivanti dalla falsità delle dichiarazioni, dall’uso di atti falsi o dalla perdita dei benefici eventualmente conseguiti sulla base di dichiarazioni non veritiere.

La firma deve essere apposta dal legale rappresentante. In caso di documento cartaceo, normalmente deve essere allegata una copia del documento di identità del firmatario, salvo che la dichiarazione sia sottoscritta con firma digitale secondo modalità idonee. La data della dichiarazione deve essere coerente con il momento in cui l’impresa dispone degli elementi necessari per attestare l’entrata in funzione e l’interconnessione. Una dichiarazione predisposta prima che il bene sia realmente installato e interconnesso può essere inadeguata, perché non consente di attestare fatti ancora non verificatisi.

La possibilità di utilizzare una dichiarazione sostitutiva direttamente sottoscritta dal legale rappresentante dipende dal valore del bene e dalla disciplina applicabile all’investimento. Nella disciplina tradizionale dell’iperammortamento, per gli investimenti di costo unitario non superiore a 500.000 euro, la perizia tecnica giurata o l’attestato di conformità potevano essere sostituiti da una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del D.P.R. n. 445 del 2000. Per beni di valore superiore alla soglia prevista dalla disposizione applicabile, era invece necessario ricorrere a una perizia tecnica, normalmente asseverata o giurata secondo il regime vigente, redatta da un ingegnere o da un perito industriale iscritti ai relativi albi oppure da un ente di certificazione accreditato. La soglia deve essere verificata con riferimento alla norma vigente nel periodo in cui è stato effettuato l’investimento, perché le agevolazioni 4.0 sono state più volte modificate e in alcuni periodi l’iperammortamento è stato sostituito dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi.

Quando è richiesta una perizia, la dichiarazione sostitutiva del legale rappresentante non può essere utilizzata per eludere tale obbligo. In quel caso la perizia deve contenere, in sostanza, le stesse informazioni tecniche, ma deve essere redatta dal professionista competente e deve includere un esame indipendente dei requisiti del bene, della sua interconnessione e della sua integrazione nel sistema aziendale. La dichiarazione dell’impresa può comunque essere utilizzata come documento integrativo, ad esempio per attestare dati amministrativi, date, costo e collocazione del bene, ma non sostituisce la perizia quando questa è obbligatoria.

La dichiarazione dovrebbe infine contenere un’attestazione conclusiva secondo cui il bene possiede i requisiti tecnici e oggettivi previsti dalla categoria normativa richiamata, è stato concretamente destinato all’attività dell’impresa, è entrato in funzione, è stato interconnesso al sistema aziendale e può essere identificato senza ambiguità mediante i dati tecnici e amministrativi indicati. Deve essere sottoscritta, datata e collegata alla documentazione conservata dall’impresa.

È importante evitare dichiarazioni standardizzate, eccessivamente brevi o basate su frasi prestampate. Una formula come “si dichiara che il macchinario è conforme ai requisiti dell’iperammortamento” è generalmente insufficiente, perché non identifica la categoria dell’Allegato A, non descrive le caratteristiche tecniche, non dimostra l’interconnessione e non consente di verificare il collegamento tra il bene e la documentazione contabile. La dichiarazione deve essere costruita sul singolo bene, oppure su un gruppo di beni omogenei e adeguatamente identificati, purché per ciascun bene siano comunque verificabili il costo, la matricola, la data di acquisizione, l’entrata in funzione e l’interconnessione.

In sintesi, una dichiarazione sostitutiva corretta deve dimostrare con precisione chi dichiara, per quale impresa, su quale bene, con quale costo, in quale data, secondo quale categoria normativa, sulla base di quali caratteristiche tecniche, attraverso quale sistema di interconnessione e con quali documenti di supporto. La sua funzione non è soltanto formale: deve costituire una ricostruzione tecnica e amministrativa completa dell’investimento, tale da consentire a un terzo, compresa l’Amministrazione finanziaria, di verificare il possesso dei requisiti senza dover ricorrere a informazioni non contenute nel documento o non rintracciabili nella documentazione conservata dall’impresa.

Esempio dichiarazione sostitutiva iperammortamento​

DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO DI NOTORIETÀ

ai fini dell’iperammortamento dei beni strumentali

Ai sensi degli articoli 47, 75 e 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445

Il/La sottoscritto/a ____, nato/a a ____ il ____, codice fiscale ____, in qualità di ____ e legale rappresentante dell’impresa ____, con sede legale in ____, codice fiscale ____, partita IVA ____, iscritta al Registro delle Imprese di ____ al n. ____,

consapevole delle responsabilità penali previste dall’articolo 76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 in caso di dichiarazioni mendaci, della decadenza dai benefici eventualmente conseguiti ai sensi dell’articolo 75 del medesimo D.P.R. e degli obblighi previsti dalla normativa vigente,

DICHIARA

ai fini dell’applicazione dell’iperammortamento previsto dall’articolo 1, commi da 9 a 13, della Legge 11 dicembre 2016, n. 232, e successive modificazioni e integrazioni, che l’impresa ha acquistato e/o realizzato internamente il seguente bene strumentale:

Descrizione del bene:
____

Marca:
____

Modello:
____

Numero di matricola o identificativo:
____

Fornitore o costruttore:
____

Documento di acquisto n.: ____ del ____

Data di consegna: ____

Data di entrata in funzione: ____

Data di interconnessione al sistema aziendale: ____

Costo di acquisizione o realizzazione: euro ____

Ubicazione del bene: ____

Reparto o unità produttiva di utilizzazione: ____

Categoria di appartenenza ai sensi dell’Allegato A alla Legge n. 232/2016:
____

DICHIARA INOLTRE

  1. che il bene sopra descritto è nuovo e strumentale all’esercizio dell’attività d’impresa;
  2. che il bene possiede le caratteristiche tecniche richieste dalla normativa vigente per l’inclusione nell’Allegato A alla Legge 11 dicembre 2016, n. 232;
  3. che il bene è dotato delle seguenti caratteristiche tecniche e funzionali:

    Caratteristica n. 1: ____

    Caratteristica n. 2: ____

    Caratteristica n. 3: ____

    Caratteristica n. 4: ____

    Caratteristica n. 5: ____

  4. che il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, mediante:

    Modalità di interconnessione: ____

    Sistema informatico o gestionale utilizzato: ____

    Protocollo o tecnologia di comunicazione: ____

    Indirizzo o identificativo nella rete aziendale: ____

  5. che l’interconnessione consente lo scambio bidirezionale di dati con il sistema aziendale e, in particolare, la trasmissione e la ricezione di:

    Dati trasmessi: ____

    Dati ricevuti: ____

  6. che il bene è identificabile in modo univoco mediante:

    Numero di matricola, codice cespite o altro identificativo: ____

  7. che il bene risulta correttamente contabilizzato nel libro cespiti dell’impresa con:

    Numero cespite: ____

    Data di iscrizione: ____

    Valore contabilizzato: euro ____

  8. che il bene è entrato in funzione nell’esercizio ____ ed è stato interconnesso nell’esercizio ____;
  9. che l’impresa intende fruire dell’agevolazione fiscale con riferimento al periodo d’imposta ____;
  10. che tutta la documentazione tecnica, amministrativa, contabile e fiscale relativa al bene è conservata presso ____ ed è disponibile per eventuali controlli da parte degli organi competenti;
  11. che la presente dichiarazione è redatta sulla base della documentazione disponibile e delle verifiche effettuate dall’impresa in relazione alle caratteristiche del bene e alla sua interconnessione.

    DOCUMENTAZIONE CONSERVATA

    L’impresa dichiara di conservare la seguente documentazione:

    • ordine di acquisto n. ____ del ____;
    • contratto o documento equivalente: ____;
    • fattura n. ____ del ____;
    • documento di trasporto n. ____ del ____;
    • verbale di installazione e collaudo del ____;
    • documentazione tecnica del bene: ____;
    • dichiarazione del fornitore relativa alle caratteristiche del bene: ____;
    • evidenze dell’interconnessione: ____;
    • schermate, report o registri informatici: ____;
    • registrazione nel libro cespiti: ____;
    • altra documentazione: ____.

      La presente dichiarazione è composta da n. ____ pagine e da n. ____ allegati.

      Luogo: ____

      Data: ____

      Il dichiarante

      Firma: ___

      Nome e cognome: ____

      ALLEGATI

  12. Copia del documento di identità del dichiarante;
  13. ____;
  14. ____;
  15. ____;
  16. ____.