Come Funziona il Consolidamento Debiti

Tra le varie proposte di finanziamenti e prestiti le banche e le finanziarie propongono il consolidamento dei debiti, questo prodotto nasce con lo scopo di raggruppare tutti i prestiti del cliente in un unico finanziamento. E’ possibile raggruppare ad esempio la cessione del quinto, il prestito per l’auto quello per la vacanza ed addirittura il mutuo (v. consolidamento mutuo), con la possibilità grazie appunto al consolidamento dei prestiti, di allungare il periodo di rimborso riuscendo quindi ad ottenere una rata di importo più basso.

Oggi chi richiede un consolidamento prestiti, è una persona che si ritrova a pagare magari due prestiti personali, un finanziamento per l’acquisto dell’auto e addirittura una cessione del quinto; davanti a questa situazione è facile dedurre che rivolgersi ad una finanziaria per accorpare tutti questi debiti risulta un’azione decisamente saggia, tanto più quando le rate iniziano a diventare pesanti. Esistono sul mercato proposte a dei tassi molto convenienti, è consigliabile però tenere sempre d’occhio il costo complessivo dell’operazione finanziaria, comunque risulta spontaneo dedurre che già riducendo i costi dell’incasso rata di ogni finanziamento, l’affare è già fatto.

Tuttavia va sottolineato che non tutte le finanziarie offrono questo tipo di strumento, perchè comunque i rischi di una eventuale insolvenza, da parte del debitore, sono molto elevati, pertanto l’accettazione della domanda di un consolidamento prestiti avviene dopo un accurato controllo sullo stato di “salute” finanziario del richiedente. Ad incidere non poco sulla concessione del consolidamento è la situazione contrattuale lavorativa del soggetto, meglio se si è dipendenti a tempo indeterminato, se non si dispone di tale contratto a seconda del reddito e dell’importo richiesto, le finanziarie possono richiedere la presenza di un garante o la sottoscrizione di una fideiussione.

I documenti richiesti, sono documenti che attestano l’identità del soggetto quali appunto la carta d’identità il codice fiscale, documenti che testimoniano la capacità di rimborso quindi il CUD e le ultime due busta paga, ed un foglio di notizie rilasciato dalle finanziarie che attestano il debito residuo da consolidare.

Clup – Definizione e Significato

Clup è la sigla che denota il . Esso è pari al rapporto fra il valore totale delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, più tutti gli oneri a carico dei datori di lavoro, e la quantità prodotta di beni e servizi. Misura il controvalore monetario del lavoro dipendente incorporato in un’unità di prodotto.

Poiché la remunerazione del lavoro dipendente costituisce di gran lunga la quota più importante del prezzo di un prodotto, l’andamento del Clup è cruciale per l’inflazione.

Se numeratore e denominatore del Clup sono a loro volta divisi per il numero totale dei dipendenti, si ottiene un rapporto che mette a confronto la retribuzione per dipendente con le unità prodotte per dipendente (tale quoziente è la famosa produttività), riunendo così tutte le determinanti del costo del lavoro. Quando il Clup italiano aumenta più dei Clup concorrenti, diminuisce la competitività dei prodotti nazionali a confronto di quelli stranieri, nel senso che questi ultimi diventano relativamente più convenienti.

Risulta essere per questa ragione che i responsabili delle sorti economiche di un Paese sono tanto “sensibili” ai movimenti del Clup. Per recuperare competitività sul piano internazionale, essi non hanno a disposizione che tre soluzioni: svalutare la moneta, in modo tale da gonfiare artificialmente il Clup dei prodotti stranieri; rallentare la dinamica salariale, mediante accordi fra le parti sociali, mantenendola al di sotto di quella prevalente all’estero, in modo tale da far crescere più lentamente il Clup nazionale rispetto a quello straniero; aumentare la produttività, così da ridurre il Clup nazionale.

Come si Scrive l’Autocertificazione

Un’autocertificazione è una dichiarazione che viene presentata ad un ente della pubblica amministrazione, o ad un soggetto privato che ne fa richiesta, in sostituzione dei certificati ufficiali come quello di nascita, matrimonio, residenza, oppure, lo stato di famiglia e qualsiasi altra qualità o fatto personale ci venga espressamente richiesto certificare. Sebbene compilate da noi stessi, le autocertificazioni hanno valore di atto pubblico e validità illimitata, perciò vanno scritte con la dovuta attenzione.

La dichiarazione può essere stilata su carta semplice, se non ci viene fornito un prestampato dall’ente richiedente, ponendo al centro l’intestazione, in stampatello, “Dichiarazione sostitutiva di certificazione” seguita dal riferimento alla legge con cui è stata introdotta Art. 46 D.P.R. 445 del 28 dicembre 2000, che ne attesta la validità.

Successivamente si riportano le generalità con la formula standard “Io sottoscritto”, per poi passare all’elenco delle informazioni che ci viene richiesto certificare, facendole precedere dalla dicitura “Dichiaro sotto la mia responsabilità”.
Come esempio è possibile vedere questo modello.

L’autocertificazione si chiude indicando data e luogo dell’avvenuta dichiarazione, seguite dalla firma del dichiarante
Non è necessario che questa sia certificata, basta che venga apposta davanti ad un funzionario d’ufficio. Nel caso in cui ciò non possa avvenire, si può semplicemente allegare al documento stilato una fotocopia della propria carta d’identità.

Gli enti richiedenti dovranno poi verificare la veridicità delle informazioni riportate. Bisogna fare molta attenzione a quanto si scrive, perché in caso di false dichiarazioni si va in contro a sanzioni penali che possono prevedere il pagamento di un’ammenda o perfino un periodo di detenzione, oltre alla perdita dei benefici che sarebbero derivati dall’acquisizione della dichiarazione.

Ciclo Economico – Definizione e Significato

In origine ciclo significava ; denotava cioè quella particolare figura di geometria piana che più di tutte sa suscitare l’immagine del regolare ritorno all’identico. Tale immagine il termine ciclo incorpora ancora nel suo significato comune: indica infatti qualunque movimento regolare la cui fine termina in una posizione che, sotto qualche particolare rispetto, è simile a quella iniziale.

In questo secondo senso il termine trova accoglienza nella locuzione ciclo economico. Ciò che cambia durante il ciclo economico è il ritmo di crescita dell’attività di un intero Paese. Questa viene di norma rappresentata dal valore del Pil reale, cioè del prodotto interno lordo calcolato sulla base di prezzi costanti. Punto di partenza del ciclo può essere considerato il Pil di un anno qualunque. Ciò che rileva è la posizione che esso occupa rispetto alla curva di sviluppo tendenziale. Tale curva mostra quale potrebbe essere l’evoluzione della produzione interna di una nazione, se in ogni momento l’economia riuscisse a garantire il pieno impiego dei fattori produttivi, ossia l’utilizzo di tutte le risorse disponibili di capitale e di lavoro. Poiché queste crescono nel tempo gradualmente, la curva di trend disegna sostanzialmente una linea inclinata positivamente.

Nella realtà accade però che solo di rado siano impiegati tutti i fattori produttivi disponibili: di norma, periodi di sovrautilizzazione si succedono a periodi in cui parte degli impianti rimane chiusa e fette rilevanti della forza lavoro restano a casa. Di queste circostanze alterne risente l’andamento del Pil reale. La sua dinamica è irregolare: alla rapida crescita segue il rallentamento e quindi la caduta; a questa, dopo che è stato toccato il fondo, succede di nuovo la crescita, e così via in un continuo saliscendi intorno alla curva di sviluppo tendenziale. Il massimo può talora superare tale curva, ma più spesso si colloca alla pari o di poco al di sotto. Gli economisti distinguono quattro fasi del ciclo: la ripresa, che è la crescita del Pil dal punto di minimo fino al raggiungimento del punto di contatto con la curva di trend; l’espansione, detta anche con espressione linguistica ibrida boom economico, ossia la crescita che si prolunga oltre la curva di trend fino al punto di massimo; la recessione, che percorre il sentiero inverso; e infine la depressione, che denota lo sprofondamento del Pil sotto la linea di tendenza fino al minimo.

Quanto dura un ciclo economico, ossia il raggiungimento di due punti di minimo o di massimo consecutivi? Dipende da quali punti si prende in considerazione: possono essere individuati cicli brevi, di durata inferiore ai cinque anni, maggiori, che durano quasi dieci anni, o lunghi, della durata anche di cinquant’anni. La durata del ciclo non è identica sempre e ovunque. Varia in funzione di numerosi fattori: il Paese, le tecniche di produzione, l’intensità dell’innovazione, il grado di integrazione dell’economia mondiale.

Call – Definizione e Significato

Call (for) in inglese significa domandare, richiedere; call nel vocabolario finanziario è un particolare contratto di Borsa, chiamato option, che dà diritto a chi lo acquista di comprare ( appunto) nel futuro (alla scadenza o entro una certa data) una determinata quantità di merci o di attività finanziarie (titoli e valute) a un prezzo prefissato, detto strike price o prezzo d’esercizio.

Per acquistare il diritto di comprare, l’acquirente paga al venditore dell’option un prezzo, detto premio. Il venditore, in cambio del premio ricevuto, si impegna a consegnare l’attività sottostante su richiesta dell’acquirente. Pertanto, se costui non ne fa richiesta, il venditore incassa il premio, senza dover consegnare l’attività indicata nel contratto. Il contratto è standardizzato, nel senso che le parti non possono definire autonomamente le sue caratteristiche, ma devono scegliere fra i contratti negoziati in Borsa. In particolare, per ciascuna attività scambiata, viene trattato un numero limitato di option call. A seconda del tipo di attività, ciascun contratto definisce la quantità da trattare, il prezzo d’esercizio, detto talora anche base, e la data di scadenza entro la quale l’acquirente deve decidere se comprare o meno.

Nei contratti relativi a una stessa attività la quantità scambiata è fissa. Supponendo per esempio che l’attività sottostante sia rappresentata da un determinato titolo, per esempio della società Rossi & Co., le option negoziabili in un determinato momento sul mercato potranno essere individuabili in questo modo: 500 azioni, base 31,500 euro, scadenza giugno 2004; 500 azioni, base 31,750 euro, scadenza giugno 2004; 500 azioni, base 31,500 euro, scadenza settembre 2004 e 500 azioni, base 31,750 euro, scadenza settembre 2004. Cinquecento azioni della società Rossi & Co. rappresentano la quantità dell’attività scambiata; 31,500 e 31,750 euro rappresentano i relativi prezzi d’esercizio, giugno e settembre rappresentano le scadenze trattate in Borsa in un determinato momento. Ciò che varia sono quindi i premi. Le singole option potranno dunque essere acquistate a prezzi diversi, i quali saranno tendenzialmente maggiori quanto più lontana è la data di scadenza e quanto più elevato è il prezzo di mercato dell’attività sottostante rispetto al prezzo strike. L’opzione call viene acquistata da chi prevede un aumento di prezzo dell’attività sottostante; viceversa, viene venduta da chi ha una percezione opposta dell’andamento del mercato.

L’opzione call infatti viene esercitata soltanto nel caso in cui il prezzo di mercato dell’attività sottostante sia superiore al prezzo strike; viceversa, l’acquirente della call troverà conveniente comprare l’attività sottostante direttamente sul mercato a pronti. Se un prezzo di mercato superiore a quello strike rende conveniente l’esercizio dell’option, non necessariamente consente all’acquirente di realizzare un utile. Questo verrà conseguito soltanto se la differenza positiva fra prezzo di mercato e prezzo d’esercizio è superiore al valore del premio. Viceversa, l’esercizio dell’option risulterà sì conveniente, ma soltanto per minimizzare le perdite: il non esercizio infatti comporterebbe una perdita pari al premio, mentre l’esercizio consentirebbe di subire una perdita inferiore. L’option call può essere utilizzata sia per scopi speculativi, sia per ridurre il rischio connesso a una posizione in essere. Nel primo caso, si può dire che il premio rappresenti la “puntata” dello speculatore, nel secondo il costo dell’assicurazione.